Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” DADI · Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale

Approfondimento · Ricerca e progetto sulla città non finita

Il tema

Perché assumere la discontinuità come punto di partenza, che cosa si intende per finitezza e su quali terreni concreti la ricerca si esercita, dalla piana campana alla singola fabbrica dismessa.

Planimetria dell'Ager Campanus: la piana fra costa e rilievi, la rete infrastrutturale e gli ambiti industriali segnati da cerchi
Ager Campanus · PlanimetriaIl campo di lavoro: la piana fra costa e rilievi, la rete infrastrutturale e il costruito continuo. I cerchi segnano gli ambiti industriali assunti come casi di studio.

ManifestoAIC24

La città discontinua (un manifesto)

I contesti contemporanei della “città in estensione” — che ospitano oggi la prevalenza della popolazione — soffrono dell'assenza di un'“idea di città”. Questo stato di cose richiede un ritorno alla riflessione sul rapporto tra architettura e città, laddove la città con cui fare i conti è quella rarefatta — dove si giocano la sfida della contemporaneità e gli equilibri generali che comprendono la città storica — ossia quella città che si innerva nella condizione e nei caratteri del territorio e che deve rispondere al tema della grande dimensione.

Se tali luoghi sottendono ancora una possibilità “discontinua”, la verifica deve avviarsi assumendo la relazione tra diverse scalarità, ristabilendo il valore della naturalità e delle grandi spazialità aperte ma anche del ruolo polarizzante delle grandi individualità architettoniche ed urbane, la ricerca di un modo per attivare ed attualizzare la complessità di una stratificazione e dei suoi conflitti.

Al territorio oltre le periferie, e sovente oltre le influenze, delle grandi polarità urbane ha spesso corrisposto una precedente costellazione di agglomerati, piccole città, grandi manufatti di architettura. Sistema di luoghi di presidio territoriale e di uso della natura, questa costellazione era registrata da una iconografia storica che rimandava all'imago urbis di una città di notevole modernità insediativa basata sul principio della separatezza.

L'azione recente dei fenomeni di urbanizzazione estensiva, deregolata, con diversi gradi di finitezza, ha di fatto reso di estrema fragilità, ma ancora persistente, la struttura urbana di questi contesti, cui si sono nel tempo sovrapposti altri strati non più afferenti ad un disegno generale, non più in grado di stabilire il necessario ordine e qualità degli spazi della vita urbana.

Le vicende dell'ultimo secolo ci parlano dell'incapacità di trasformare i grandi telai e i caposaldi territoriali offerti dalla storia in armature per una nuova città, ma anche della difficoltà di produrre inedite elaborazioni nonostante gli sforzi di una modernità esaltata, che ha agito spesso sul piano teorico, concretizzandosi però così di rado da ritrarsi assumendo un carattere di “manifesto”. Eppure, davanti a questo “orizzonte perduto”, resta valida la possibilità per una rielaborazione dei discontinui urbani, ipotesi per una città policentrica che si innerva nella geografia, che quei contesti storicamente rappresentavano in nuce, e che possono ancora interpretare un presente costituito da sedimentazioni diacroniche e da un patrimonio da riconoscere.

È in questo “territorio dell'architettura”, non più illusi sulle possibilità delle forme continue della grande dimensione, che si radicalizza il compito delle architetture di risolversi in una dimensione urbana, di essere pensate come contributo alla costruzione più generale di un contesto che è — di volta in volta — urbano, territoriale e geografico.

In assenza di morfologie urbane definite e da interpretare, nel prevalere di una condizione informe e tendenzialmente illimitata, appare ancora più appropriato che il progetto del manufatto di architettura affermi figure che siano ad un tempo rivelatrici della ragione dell'edificio ma anche di un'aspirazione insediativa.

Ed inoltre, tutta la complessità che nei contesti consolidati deriva dalla relazione conflittuale edificio-città diviene in questi luoghi rarefatti oggetto di una simulazione, esprimendosi interamente nella composizione dell'edificio, che così sovraccarica i propri valori formali ma anche quei significati che normalmente si attribuiscono al manufatto architettonico. Una condizione surrogatoria del manufatto innanzi alla città, che a ben vedere è contenuta e caratterizza molte architetture della storia, e sicuramente le più rilevanti della modernità in Italia.

In tal senso è di sicuro interesse mettere sul banco di prova i possibili progetti urbani per questi luoghi, come modi con cui l'architettura — quella della casa, quella pubblico-collettiva — a partire dalla capacità di conformare spazi, può istituire dei principi insediativi per la costruzione articolata di luoghi per il vivere collettivo.

Francesco Costanzo

AIC24 · Assemblea degli Iscritti e delle Iscritte / Unicampania

Ipotesi di ricercaProspettive

La discontinuità urbana e la finitezza architettonica

Il GdR StandardF-AU (Standard Finito – Architettonico Urbano) — ampliando e rafforzando le tematiche urbane del precedente GdR Standard-FA istituito nel 2016 — indaga ed opera nell'ambito dei processi di modernizzazione della città e delle architetture che la costituiscono, nella prospettiva di una riqualificazione e rigenerazione in cui le risposte alle istanze urbane sono viste guardando alle strutture formali della città stessa.

L'ambito di ricerca è basato sulle ipotesi della città discontinua, un orientamento specifico della progettazione urbana che si riferisce ad un'idea di una città che si definisce per “poli” e non nella continuità dello spazio urbano. Una città che si afferma nella capacità della separazione dello spazio (prevalentemente naturale) per identificare e riconoscere le plurime identità della città contemporanea nel suo comporsi per parti e, simultaneamente, riconoscere un valore formale agli stessi spazi di separazione.

Questa premessa indirizza le attività di tecnica progettuale che caratterizzano le azioni di sperimentazione di StandardF-AU, riguardante la qualità di stabilità formale-costruttiva (“finito”, inteso anche come categoria disciplinare del progetto di architettura che si declina nella realtà urbana).

Innanzi alle condizioni di incompletezza della città contemporanea, che solo in parte possono esser comprese nella dimensione intrinseca del “farsi della città”, il tema assunto dal GdR consente di confrontarsi con le grandi criticità architettoniche ed urbane del nostro tempo.

Tali criticità, inizialmente considerate nel loro carattere generale, sono correlate alle possibilità del progetto di architettura: la debolezza del ruolo del “patrimonio” nella ridefinizione urbana, l'indeterminatezza formale e di ruolo rispetto alla costruzione urbana sia dell'edificio che dello spazio aperto, l'incapacità infrastrutturale a divenire componente strutturale della forma della città, le capacità inespresse delle aree di dismissione (industriale).

A tali criticità se ne aggiungono altre, fortemente legate alle contingenze di tempo e di luogo, e rispetto alle quali le ricerche del GdR assumono una impostazione multidisciplinare: l'assenza di funzione dell'edificio, la sicurezza ambientale, l'inclusione sociale, il consumo di suolo, le pratiche patologiche dell'abusivismo, la dimensione solo passiva che la città attribuisce ai fatti archeologici.

Il metodoDue modi di procedere

Una ricerca che si verifica progettando.

Da un lato il lavoro analitico: ricognizione dei manufatti, ridisegno, modelli di studio, lettura critica delle procedure compositive e costruttive. Dall'altro la verifica progettuale, che mette alla prova le ipotesi su casi reali, con le istituzioni che di quei casi hanno responsabilità — comuni, soprintendenza, consorzio industriale.

Il seminario internazionale a San Leucio è il luogo dove le due cose si incontrano: una settimana di lezioni, sopralluoghi e workshop sulle fabbriche dismesse di Marcianise, con trenta partecipanti selezionati e docenti di sette dipartimenti italiani.

Interno di un capannone dismesso: la fuga dei pilastri e delle travi in cemento armato
La campata libera di un capannone dismesso: misura, luce e struttura sono il materiale con cui il progetto lavora.
Dettaglio dell'innesto fra pilastro e trave di copertura in cemento armato
L'innesto fra pilastro e trave: la qualità costruttiva che il progetto assume come punto di partenza.

ProseguireI due percorsi

Dove andare da qui.

Il programma scientifico completo — linee di ricerca, casi di studio, progetti, pubblicazioni e composizione del gruppo — sta nel sito di StandardF-AU. Il seminario ha invece pagine proprie, con programma giornaliero, docenti e modalità di partecipazione.

Gruppo di ricerca StandardF-AU I° Seminario a San Leucio